BigMama, rapper e cantautrice tra le voci attuali più riconoscibili della scena italiana, è stata ospite degli Sky Inclusion Days nell’ambito dell’incontro dal titolo Riprendersi la voce, moderato dalla giornalista Roberta Noè. Il tema al centro della discussione era la fiducia come antidoto al bullismo, e l’artista non si è sottratta a un racconto personale, profondo e per certi versi inedito nella sua intensità.
“Quando ero molto, molto piccola ho iniziato a subire bullismo”, ha esordito. “Quello che è successo è che nel mio cervello pensavo fosse normale per una ‘persona come me'”. Una confessione che ha aperto una riflessione più ampia sul modo in cui le esperienze vissute nell’infanzia si sedimentano nell’identità, spesso senza che ce ne rendiamo conto.
Il meccanismo del bullismo: normalizzare il dolore
BigMama ha spiegato con parole semplici, ma di grande impatto, il meccanismo psicologico che si innesca quando si subisce violenza da giovani. “Ho parlato con persone esperte in materia e mi hanno detto che quando vivi una cosa da bambino, sei convinto che quella sensazione che hai provato sia giusta e collegabile a ciò che hai vissuto”.
Da questa convinzione distorta nascevano comportamenti concreti, quotidiani. “Pensavo fosse giusto dover essere sempre quella giudicata, pensavo fosse giusto che dovessi essere il pagliaccio del gruppo perché dovevo far ridere: non potevo essere bella, quindi dovevo far ridere. Pensavo fosse giusto nascondermi quando andavamo in giro, quindi se passavamo davanti a un gruppo di ragazzini, io dovevo essere l’ultima, mi dovevo mettere dietro tutti”.
Un racconto che colpisce proprio per la sua concretezza. Non astrazioni, non teorie: gesti fisici, abitudini costruite intorno all’idea di occupare meno spazio possibile. “Quella cosa quando ci cresci, quando ci nasci nel mio caso, te la porti anche più in là”.
La body positivity non basta: imparare a stare male
Da sempre simbolo della body positivity nella musica italiana, BigMama ha scelto gli Sky Inclusion Days per smontare parzialmente la propria immagine pubblica. Non una rinuncia ai valori che porta avanti da anni, ma un’ammissione di umanità che va oltre lo slogan.
“Io me lo sono concesso poco perché dovevo essere per forza paladina del ‘è tutto bello, va tutto benissimo, è tutto incredibile’. Io spero sempre che sia così, ma mi piace anche riconoscere quando così non è”.
Ed è qui che il discorso si fa più maturo, quasi una svolta nel suo percorso di comunicazione pubblica. Perché riconoscere il dolore, nominarlo, non è una sconfitta: è il primo passo per elaborarlo davvero. “Nella vita è giusto anche un po’ sia pentirsi di quello che si è fatto, perché comunque c’è sempre tempo per tornare indietro, per rivalutarsi, sia stare male”.
Un messaggio che arriva diretto, senza filtri, e che si rivolge a tutte le persone che portano dentro di sé un’immagine di se stesse costruita sul giudizio degli altri. Gli Sky Inclusion Days si confermano così un contesto prezioso per affrontare temi sociali attraverso le voci di chi li ha vissuti sulla propria pelle. E BigMama, con la sua storia, dimostra che la voce più importante da riprendersi è quella che ci dice che possiamo cambiare idea su noi stessi. Sempre.
