Dopo il terzo posto al Festival di Sanremo 2025 con L’albero delle noci e il Premio Sergio Bardotti per il miglior testo, Brunori trasforma quella stagione in un racconto per immagini che parte dalle canzoni e approda alla persona. La visibilità nazionalpopolare dell’Ariston ha fatto da ponte verso il grande schermo, dove la musica diventa narrazione del tempo interiore, delle scelte e delle fragilità di un cantautore amato per autenticità e misura.
Il film: un viaggio nella lentezza
Il tempo delle noci, diretto da Giacomo Triglia, è presentato come Special Screening alla Festa del Cinema di Roma, sezione che accoglie opere-evento capaci di dialogare con il pubblico oltre i generi. Non è un semplice backstage: è un diario di lavorazione che alterna prove, riscritture, conversazioni e silenzi, cercando nella lentezza il ritmo giusto per far sedimentare idee e sentimenti.
Genesi di un album, ritratto di un autore
Il documentario segue la nascita di L’albero delle noci, tra studio, appunti e ripensamenti, restituendo la musica come mestiere artigianale fatto di metodo, ascolto e perseveranza. La cornice visiva unisce materiali d’archivio, animazioni a carboncino e momenti di quotidianità, creando una tessitura poetica che rispecchia la scrittura di Brunori.
Con Riccardo Sinigallia al fianco
Accanto a Brunori c’è il produttore artistico Riccardo Sinigallia, compagno di viaggio creativo e specchio critico con cui esplorare vie alternative alle soluzioni immediate del mercato. Il loro dialogo mette a fuoco la dimensione collettiva delle canzoni: i brani nascono da un confronto vivo, dove la vulnerabilità diventa risorsa e la forma si affina nel tempo.
Calabria, radice e orizzonte
Il legame con la Calabria attraversa il film, dalle location alla collaborazione con la Calabria Film Commission, fino all’immaginario agricolo e domestico che nutre testi e metafore. È una presenza non folkloristica ma identitaria: la terra diventa ritmo, lessico e memoria, un serbatoio che alimenta la ricerca di senso.
L’albero come metafora
La figura dell’albero di noci ricorre come narratore silenzioso: simbolo di ciclicità e lentezza, scandisce stagioni di dubbio e rinascita, ricordando che il frutto matura nel tempo giusto. È un’immagine coerente con il brano sanremese e con il progetto estetico del film, dove natura e creatività condividono un’idea di crescita paziente.
Un atto di resistenza al mercato veloce
Tra i temi, emerge la critica al ritmo frenetico dell’industria musicale e la scelta consapevole di dilatare i processi per restituire valore all’ascolto e alla composizione. Il docufilm diventa così una presa di posizione: difendere il tempo della musica è difendere la possibilità di raccontare l’umano senza scorciatoie.
Festa di Roma e uscita su Rai
Il film è stato presentato alla ventesima edizione della Festa del Cinema di Roma con red carpet e incontri, collocandosi tra le proiezioni speciali più attese del cartellone. La distribuzione televisiva è prevista sulle reti Rai, ampliando l’accesso a un pubblico trasversale tra fan storici e nuovi ascoltatori conquistati dopo l’Ariston.
Perché guardarlo ora
Per chi ha scoperto Brunori a Sanremo, Il tempo delle noci è la chiave per entrare nella sua bottega creativa, tra bozze, tentativi e ripartenze, fino alla forma definitiva dei brani. Per chi lo segue da anni, è l’occasione di incontrare un autore che non ha paura di mostrarsi nel pieno delle incertezze, facendo della vulnerabilità un cantiere di significati.
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