Una foto in via Asiago, un abbraccio, una canzone riadattata sulle note di Non amarmi di Aleandro Baldi. In apparenza, solo una rimpatriata tra due vecchi amici. In realtà, uno degli snodi più commentati della televisione italiana di questo inizio giugno 2026. Amadeus è tornato in Rai, ospite di Fiorello a La Pennicanza, il programma quotidiano su Radio 2, e ha intonato parole tutt’altro che casuali: “Anche se la Rai ha dei muri enormi, io non ho paura e voglio superarli.” Una serenata al servizio pubblico, costruita con la complicità dell’amico di sempre, che ha gridato al pubblico: “Gli Amarello sono tornati!”
Ma la scenografia comica nasconde una vicenda molto più concreta. Secondo quanto riportato da Adnkronos, nelle stesse ore in cui andava in scena il siparietto radiofonico, Amadeus e Warner Bros Discovery stavano lavorando in queste settimane a una exit strategy condivisa: un’uscita consensuale dal contratto quadriennale siglato nella primavera del 2024, con circa due anni di anticipo sulla scadenza naturale.
Cosa non ha funzionato sul Nove
Il contratto prevedeva un programma di access prime time per tutta la stagione e due appuntamenti di prima serata ogni anno. Nella prima stagione erano andati in onda La Corrida, Like a Star e l’esordio di settembre 2024 con il Suzuki Music Party. Nella seconda, il conduttore si è concentrato quasi esclusivamente sull’access prime time e sulla Corrida, ottenendo anche la liberatoria per partecipare come giudice al serale di Amici di Maria De Filippi.
Il nodo centrale è uno soltanto: gli ascolti. L’ultima puntata di The Cage è andata in onda il 29 maggio, chiudendo un ciclo che non ha mai raggiunto le aspettative di partenza. Il riscontro di pubblico è rimasto stabilmente al di sotto delle proiezioni commerciali della vigilia, sia per l’access che per le prime serate. Quella che doveva essere una scommessa vincente, capace di trasformare il Nove in un canale generalista di peso, non ha prodotto i risultati sperati. Probabilmente, sia il conduttore che il gruppo hanno maturato la stessa conclusione: continuare non converrebbe a nessuno dei due.
Non è la prima volta che nella storia della televisione italiana una star cambia network senza trovare il successo atteso. I casi di Pippo Baudo e Raffaella Carrà, che passarono al servizio pubblico prima di fare ritorno in Rai anni dopo, restano gli esempi più citati. Dinamiche analoghe, logiche di mercato che si ripetono.
La Rai, Sanremo e un futuro tutto aperto
La domanda più ovvia, quella che tutti si pongono, riguarda ovviamente il futuro. Un ritorno immediato in Rai appare ancora improbabile. La dirigenza di Viale Mazzini aveva già risposto in modo netto a dicembre 2025, dichiarando che Amadeus non rientrava nei piani aziendali. E la Rai ha praticamente già chiuso i palinsesti per la stagione autunnale. Difficile immaginare un innesto di questa portata nel breve periodo.
Detto questo, lo stesso Amadeus, sempre dalla poltrona di Fiorello, ha lasciato una porta spalancata sul Festival. Alla domanda diretta dell’amico (“Un Sanremino, magari tra qualche anno, lo rifaresti?”), la risposta è stata quella che tutti si aspettavano: “Sanremo non si rifiuta mai.” Cinque edizioni condotte con risultati straordinari di ascolto, un quinquennio che ha ridefinito gli standard del Festival, non si dimenticano facilmente. E sul futuro professionale in generale, Amadeus ha aggiunto che in due anni ne succedono di cose, che il mercato si muove, che chi non si muove rischia di essere travolto.
Dove andrà Amadeus se non tornerà subito in Rai? È la domanda che resta aperta. Altre piattaforme, altri network, o semplicemente una pausa prima di un rientro programmato nel servizio pubblico: tutto è possibile. Ciò che sembra certo, per ora, è solo una cosa: l’avventura sul Nove si avvia verso una conclusione anticipata, e quella foto in via Asiago rimarrà come la prima immagine di un nuovo capitolo ancora da scrivere.
