Il Sanremo 2027 di Stefano De Martino prende forma davanti a un pubblico da grandi occasioni e con un’accoglienza da rockstar. Sabato 10 ottobre il conduttore e direttore artistico designato ha animato a Roma, all’Acquario Romano, un panel dal titolo che evoca Flaiano, “Faccio Sanremo, sì, ma niente di serio”, nell’ambito del Rumore Festival. Un anno fa, sullo stesso palco, diceva di non pensare alla conduzione. Stavolta non cerca scuse: “Io amo contraddirmi. La contraddizione è la più grande forma di espressione”.
Stefano De Martino a Sanremo 2027, perché ha detto sì
Il primo motivo è professionale. Il conduttore ha spiegato che la condizione migliore per accettare, anche ascoltando Carlo Conti, è stata sentire l’azienda compatta: quando ha visto la Rai con un parere unanime e persone più grandi di lui dire “crediamo in te”, si è sentito di dire sì. Il Festival, precisa, “non è un traguardo, ma lo sviluppo di una carriera”.
Il secondo motivo è personale e riguarda la morte del padre. “Nella mia vita è successo qualcosa che ti fa capire che non sempre abbiamo il tempo di fare una cosa”, racconta. Da lì la domanda su cosa stesse aspettando e l’idea che il timore di non essere all’altezza sia un esame da affrontare, se si sceglie questo mestiere.
Parla di un momento win-win: lui porta incoscienza e ore di televisione, ma il Festival serve ancora di più a lui che il contrario, perché la Rai un’altra soluzione l’avrebbe trovata.
La serata performance e i “due vincitori” a Sanremo 2027
La novità regolamentare più discussa di Stefano De Martino di Sanremo 2027 è la serata performance, conosciuta ancor prima nei vari rumors come serata Eurovision, che assegna un verdetto autonomo e il pass appunto per l’Eurovision. Potrebbero quindi esserci due vincitori diversi, uno per la gara principale del Festival e uno per la strada che porta alla competizione europea. De Martino lo trova divertente: “È divertente che si esprimano cose diverse nelle due gare”.
La logica è quella dello spettacolo. Porta l’esempio della serata cover, sempre attesa perché diversa dalle altre, e punta a ripetere l’effetto con un’altra serata a sé. Tra le novità c’è anche il voto online tramite l’app RaiPlay, che affiancherà le modalità tradizionali. Il cast dei cantanti sarà inoltre più ristretto rispetto al passato, mentre la rosa dei partecipanti non è ancora chiusa.
Sanremo popolare, non populista
Alla domanda se il peso dato al pubblico renda il suo un Festival populista, la risposta è netta: “No, popolare”. Il ragionamento parte da un setaccio fatto di stampa, radio e pubblico che a Sanremo esiste, ma fuori no, dove il successo si misura in ascolti, biglietti e streaming. L’idea è anticipare un risultato il più possibile aderente a ciò che accadrà nelle settimane successive, evitando classifiche smentite dal mercato. Per questo parla di un Sanremo popolare.
Davanti alla domanda su un Festival pre-elettorale, De Martino non si sottrae. “Tutto è politica”, dice, e metterà il palco a disposizione di tutti, anche di chi vorrà esprimere un’opinione diversa senza un movente. Si dichiara fan delle opinioni e ricorda che non sarà tutto bianco o nero. Rivendica la centralità della libertà di espressione: le opinioni contrastanti sono un valore e la Rai deve garantire uno spazio di libertà a 360 gradi.
Stefano De Martino, Sanremo 2027 e il metodo Baudo
Il modello dichiarato è Pippo Baudo, definito “l’esempio massimo” e il deus ex machina del Festival. Di lui apprezza il coraggio di fare il Sanremo immaginato per quell’anno, senza voler accontentare tutti, restando, come vuole De Martino con il suo Festival, molto popolare e poco populista. Il paragone successivo arriva dalla discografia, con Rick Rubin: non bisogna intercettare il gusto del pubblico, ma fare ciò che piace e sperare di incontrarlo.
Ecco così spiegato il metodo Baudo che intende mettere in atto De Martino alla guida del suo primo Sanremo, riassunto in una frase: “fai il tuo Sanremo e divertiti”. Il tono resta leggero anche sulla responsabilità, perché alla fine è una gara di canzoni e “se volevo una responsabilità facevo il cardiochirurgo”.
Da Amici a una tv senza fretta
Lo sguardo va anche agli esordi, gli anni della scuola di Maria De Filippi. “Quando penso ad Amici, penso al ragazzo che ero e a quello che sono adesso”, dice, convinto che nessuno, neanche lui, l’avrebbe previsto. Il passaggio da Amici a Sanremo, per lui, dimostra che alla fine tutto è possibile, e promette di andare avanti mantenendo lo sguardo di quel ragazzino.
Il lavoro sul Festival procede comunque in parallelo ad Affari Tuoi, quattro giorni a settimana, e il conduttore ammette di porsi il problema della saturazione. L’access prime time è un patto di fiducia con il pubblico, ma non vuole farlo ancora per molti anni: “Non mi immagino a 50 anni a condurre in televisione”. Prima di Affari Tuoi, ha ammesso di aver rifiutato un altro programma quotidiano.
Gli piace soprattutto la fase in cui le cose si immaginano, in una proporzione che definisce 70 a 30. Per Stefano De Martino Sanremo 2027 vale lo stesso, ma per il pubblico. nonostante sia ancora relativamente presto, l’attesa è già cominciata.
