La finale dell’Eurovision Song Contest 2026 ha lasciato il segno. Dal palco della Wiener Stadthalle di Vienna, la Bulgaria ha trionfato con Dara e il suo travolgente Bangaranga, tra le polemiche per il secondo posto di Israele. L’Italia, con Sal Da Vinci e il brano Per sempre sì vincitore di Sanremo 2026, ha conquistato un sorprendente quinto posto sovvertendo ogni pronostico della vigilia, che lo vedeva relegato verso l’ottavo posto. Un risultato che ha emozionato il pubblico e lo stesso artista, travolto dalla commozione davanti all’ovazione della Wiener Stadthalle, con il pubblico in piedi a cantare in coro.
Carlo Conti e il voto per regioni: un’idea affascinante ma impraticabile
A margine della serata, uno dei protagonisti indiscussi del dibattito televisivo italiano ha detto la sua sul meccanismo che ogni anno trasforma il voto dell’Eurovision in uno spettacolo nello spettacolo. Carlo Conti, ex direttore artistico del Festival di Sanremo, è stato interpellato su una suggestione che circola da tempo: sarebbe possibile replicare il sistema di voto europeo, con giurie per singola nazione, adattandolo al contesto italiano del Festival di Sanremo con un voto per regione?
La risposta è stata netta. Secondo Conti, un meccanismo simile rischierebbe di favorire le regioni più rappresentate a discapito di quelle con meno peso demografico, e il campanilismo italiano renderebbe il tutto difficilmente gestibile. Un problema strutturale, non di forma: bisognerebbe innanzitutto selezionare un artista per singola regione, e poi affrontare la complessità di suddividere e gestire i voti dal territorio. L’idea, pur affascinante, si scontra con la realtà di un Paese in cui le appartenenze locali pesano ancora moltissimo nei gusti e nelle preferenze culturali.
Come funziona il voto al Festival di Sanremo oggi
Vale la pena ricordare che il Festival di Sanremo 2026, l’edizione che ha consegnato a Sal Da Vinci il biglietto per Vienna, ha già adottato un meccanismo di voto articolato e riformato nel tempo. Il pubblico da casa pesa per il 34% nella fase decisiva, mentre le due giurie tecniche insieme valgono il 66%, con la novità che ogni utenza può esprimere una sola preferenza al televoto, introdotta per contenere il peso dei voti di massa e rendere l’esito più equilibrato. Un sistema pensato per bilanciare emozione popolare e valutazione professionale, ben lontano dalla semplicità apparente del televoto eurovisivo.
Eurovision 2026, Conti dice la sua: “Bellissime immagini, meno le canzoni”
Conti non si è limitato a ragionare sul voto. Commentando l’edizione 2026 dell’Eurovision, il conduttore ha riconosciuto l’impatto visivo delle esibizioni, sottolineando però una certa carenza sul piano musicale: troppe canzoni che ha trovato caotiche, poche capaci di colpirlo davvero, a fronte di scenografie, luci e messe in scena di grande qualità. Un giudizio severo ma onesto, che fotografa una tensione ormai strutturale nell’Eurovision: la competizione tende sempre più verso lo show totale, dove la performance visiva e l’impatto immediato contano quanto, se non più, della qualità del brano.
Nel frattempo, l’Italia con Sal Da Vinci ha conquistato per il secondo anno consecutivo il quinto posto, con 281 punti, lo stesso piazzamento ottenuto da Lucio Corsi nell’edizione precedente. Un risultato che consolida la presenza italiana nell’élite della manifestazione e che lascia aperti tutti i dibattiti: sul sistema di voto, sulla qualità musicale, e su quanto il format del Festival di Sanremo possa ancora evolversi senza perdere la propria identità.
