L’Eurovision Song Contest 2026 ha completato il quadro dei finalisti con la seconda semifinale andata in scena il 14 maggio alla Wiener Stadthalle di Vienna. La serata ha consegnato gli ultimi dieci posti disponibili per l’atto conclusivo di sabato 16 maggio, definendo così una finale che riunisce i Paesi già qualificati di diritto e quelli arrivati dai due turni eliminatori.
Il risultato più evidente della seconda semifinale è la presenza di alcuni nomi che hanno attirato attenzione fin dall’inizio della gara. Tra i promossi ci sono Bulgaria, Ucraina, Norvegia, Australia, Romania, Malta, Cipro, Albania, Danimarca e Repubblica Ceca, con una selezione che ha mescolato pop, ballad e soluzioni più immediate per il pubblico televisivo.
I dieci promossi
La lista dei qualificati racconta una semifinale molto aperta, nella quale il televoto e le giurie nazionali hanno premiato dieci proposte diverse per stile e impostazione. La Bulgaria ha convinto con Dara e “Bangaranga”, l’Australia ha portato in finale Delta Goodrem con “Eclipse”, mentre Cipro ha centrato il passaggio grazie ad Antigoni con “Jalla”.
A completare il gruppo degli ammessi ci sono Ucraina con Leléka e “Ridnym”, Norvegia con Jonas Lovv e “Ya Ya Ya”, Romania con Alexandra Căpitănescu e “Choke Me”, Malta con Aidan e “Bella”, Albania con Alis e “Nân”, Danimarca con Søren Torpegaard Lund e “Før Vi Går Hjem” e Repubblica Ceca con Daniel Zizka e “Crossroads”.
La serata ha offerto anche spunti molto diversi tra loro sul piano televisivo. Alcuni brani hanno puntato su un impatto più immediato, altri su una costruzione più elegante o più tradizionale, come nel caso dell’Australia, descritta da più osservatori come una proposta dal sapore vintage.
Chi è rimasto fuori
Il rovescio della medaglia riguarda i cinque Paesi esclusi dal passaggio in finale. Fuori dai giochi sono rimasti Azerbaigian, Lussemburgo, Armenia, Svizzera e Lettonia, in una serata che ha lasciato margini stretti tra chi ha ottenuto il decimo posto utile e chi invece è rimasto fermato a un passo dalla qualificazione.
Tra le esclusioni che hanno fatto più discutere c’è quella del Lussemburgo, indicata da alcune letture giornalistiche come una mancata qualificazione particolarmente amara. Anche l’Azerbaigian e la Svizzera si sono fermati dopo esibizioni che non sono bastate a ribaltare i primi equilibri della votazione.
La struttura della semifinale ha confermato quanto l’edizione 2026 stia producendo una selezione molto serrata, con differenze minime tra alcune canzoni e una forte attenzione all’impatto scenico. Le pagelle uscite nelle ore successive hanno messo in evidenza giudizi molto diversi, tra promozioni nette e bocciature legate a una resa percepita come meno convincente rispetto ai rivali.
La finale di Vienna
Con la seconda semifinale si è chiuso il percorso verso la finalissima, in programma il 16 maggio sempre a Vienna. I finalisti della prima semifinale avevano già garantito il proprio posto, con Grecia, Finlandia, Belgio, Svezia, Moldavia, Israele, Serbia, Croazia, Lituania e Polonia ad aggiungersi ai grandi Paesi già ammessi di diritto.
A completare il cast della finale ci sono anche i rappresentanti dei “big four” e del Paese ospitante, tra cui Italia, Germania, Regno Unito, Francia e, quindi, Austria. La competizione entrerà così nella sua fase decisiva con un quadro già molto ampio e con una line-up che unisce veterani, nomi emergenti e ritorni molto attesi dal pubblico europeo.
Per l’Italia, con Sal Da Vinci e la sua “Per sempre sì”, la presenza di una finale così ricca di generi e provenienze renderà ancora più centrale la sfida dell’ultimo atto. Tra numeri pop, soluzioni più tradizionali e performance fortemente visive, l’Eurovision 2026 si avvia alla chiusura con una formazione che riflette bene la varietà della manifestazione.
