Max Pezzali è l’artista che nel 2026 vende più biglietti in Italia, eppure si definisce ancora uno sfigato. In una lunga e sincera intervista al Corriere della Sera, il cantautore di Pavia si racconta senza filtri: dal ragazzo emarginato con gli occhiali da miope alle 650mila prevendite già registrate per il tour negli stadi. Un ritratto che stupisce per la lucidità con cui guarda a se stesso.
Secondo quanto riportato dal Corriere, Pezzali ha dichiarato che neanche il successo più clamoroso riesce a scalfire quella sensazione di non essere all’altezza. Da adolescente era appassionato di modellismo militare, studiava le livree esatte degli aerei, cose che non interessavano ai compagni di classe né alle ragazze. Un profilo da classico nerd di provincia, che però si è trasformato nel carburante della sua scrittura.
Max Pezzali e la sindrome dell’impostore sul palco
L’inadeguatezza, spiega il cantante, non è solo un ricordo del passato. Ancora oggi, nei minuti che precedono ogni salita sul palco, scatta quello che lui definisce sindrome dell’impostore: la mente critica ogni scelta, il corpo risponde con ansia. Lo paragona a chi si consegna a un posto di blocco senza aver fatto niente di sbagliato. Un meccanismo che non è mai sparito, neanche dopo un milione e mezzo di biglietti venduti dal 2022 a oggi.
Il tour Max Forever Gli Anni d’Oro – Stadi 2026 è partito il 7 giugno da Lignano Sabbiadoro e toccherà Torino, Napoli, Roma, Bologna, Bari, Padova e due date a Milano il 10 e 11 luglio a San Siro. Prima ancora, il Max Forever Grand Prix all’Autodromo di Imola aveva radunato 85mila persone in un unico concerto-evento, uno dei più grandi della sua carriera.
Il caso Cecchetto e le rotture impossibili da riparare
Nell’intervista c’è spazio anche per il rapporto complicato con Claudio Cecchetto, il produttore che lanciò gli 883 e con cui il legame si è logorato nel tempo, con una causa in corso al tribunale di Milano legata all’utilizzo del nome della band. Pezzali non usa parole aggressive ma è diretto: esistono situazioni in cui certe rotture hanno radici profonde e non si possono ricucire applicando qualsiasi filosofia della resilienza. Non tutto può essere rimesso insieme, dice. Si cresce anche dagli scontri.
Su Mauro Repetto, il cofondatore degli 883 partito per Miami, Pezzali ha già confessato in passato a Vanity Fair che, senza quella partenza, probabilmente avrebbero lasciato entrambi la musica per costruire qualcos’altro insieme. Una riflessione che restituisce la misura di quanto il destino abbia avuto un peso enorme nella storia degli 883.
Max Pezzali parla di politica, fede e morte
Nell’intervista al Corriere della Sera il cantante affronta anche temi insoliti per un artista pop. Sulla politica non si tira indietro: riconosce a Giorgia Meloni una certa capacità di muoversi nello scenario internazionale, trova Elly Schlein simpatica e sintonizzata con il tempo presente, e considera le posizioni di Roberto Vannacci anacronistiche, come se fossero ancora incastrate nel 1945.
Sul fronte della fede, Pezzali descrive una spiritualità diffusa, legata alla natura, senza immagini né effigie. E sulla morte è diretto: la considera ineluttabile, ma a differenza del padre, che preferirebbe addormentarsi senza svegliarsi, lui vorrebbe avere il tempo di salutare tutti quelli a cui vuole bene. Una dichiarazione che, in bocca a un uomo abituato a parlare di motorini e comitive, suona insolitamente intima e potente.
Il figlio Hilo e la maledizione di Sanremo
C’è anche il rapporto con il figlio Hilo, nato dal matrimonio con Martina Marinucci. Pezzali si definisce un padre poco rigido, più amico che figura autorevole. Hilo, a cui è stata diagnosticata una discalculia, compensa con una disciplina mentale che il padre stesso ammira.
Infine, il Festival di Sanremo: Pezzali parla di una vera e propria maledizione personale legata alla kermesse. Dopo la partecipazione degli 883 nel 1995 e l’esperienza come autori per Fiorello, tornò a casa con febbre alta e sfoghi cutanei. Un trauma che non ha dimenticato. Con oltre 650mila biglietti venduti per il tour 2026 e una seconda stagione della serie Sky Hanno ucciso l’Uomo Ragno già in lavorazione con Sidney Sibilia, Max Pezzali dimostra che il ragazzo inadeguato di Pavia ha costruito qualcosa di ben più duraturo di un successo degli anni Novanta.
